Non stappo soltanto vino, condivido un segreto: il mio lusso riservato
Per me, il lusso riservato comincia dove l’ostentazione smette di essere interessante. È la complicità tra persone che riconoscono qualcosa senza aver bisogno che tutti gli altri lo riconoscano. È il rapporto che volevo creare con Megixtone.
Quando ho iniziato, non cercavo il consenso più ampio possibile. Volevo seguire una visione fino in fondo, perché il risultato avesse una propria identità. Un vino non diventa significativo ai miei occhi soltanto perché il nome è noto o l’etichetta è quella che ci si aspetta a una certa tavola.
Mi interessa ciò che accade quando si mette da parte la scelta abituale. Si apre uno spazio per una conversazione diversa: sulla persona dietro una bottiglia, sulle decisioni che l’hanno costruita e sulle ragioni per cui qualcuno vi si riconosce.
Il lusso riservato e la libertà di scegliere
La parola lusso descrive spesso qualcosa che si può notare da lontano. Il mio approccio è più privato. Voglio che il lavoro abbia un carattere forte, anche quando quel carattere non piacerà a tutti.
Non è una gara a sembrare più esclusivi di qualcun altro. La rarità senza una ragione è soltanto scarsità. Mi interessa il rapporto tra una disponibilità limitata e un modo di lavorare che non accetta compromessi.
Megixtone segue un percorso di allocazione privata. Anche questo appartiene alla stessa idea: l’incontro deve avere un significato che vada oltre la transazione. Possedere una bottiglia non è una promessa di rendimento economico e non deve necessariamente diventare una dichiarazione pubblica.
Cosa può dire una bottiglia a tavola
Quando parlo di condividere un segreto, intendo una storia che non è ancora diventata abitudine. Il piacere non sta nell’escludere qualcuno, ma nel rendere personale una scoperta.
La tavola offre a questa scoperta un luogo. Qualcuno fa una domanda, un’altra persona nota un dettaglio e la conversazione supera i nomi consueti. La bottiglia ha aperto uno spazio, invece di fornire una risposta già pronta.
È questa l’indipendenza che desidero esprimere con Megixtone. La sua estetica e il suo carattere appartengono a una scelta interiore, non a una richiesta di approvazione.
Non mi aspetto che tutti vedano il lusso in questo modo. Per chi lo condivide, la parte più preziosa potrebbe essere proprio quella che non si può esibire: aver trovato qualcosa che parla una lingua sentita come propria.
Un invito a conoscere Megixtone
Se questa visione ti appartiene, ti invito a scoprire come accedere alle allocazioni private.
